Cassazione Civile Ord. Sez. 6 Num. 11383 Anno 2017

Il contribuente, indipendentemente dalle modalità e termini di cui alla dichiarazione integrativa prevista dal D.P.R. n. 322 del 1998, art. 2, e dall’istanza di rimborso di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38, in sede contenziosa, può sempre opporsi alla maggiore pretesa tributaria dell’amministrazione finanziaria, allegando errori, di fatto o di diritto, commessi nella redazione della dichiarazione, incidenti sull’obbligazione tributaria.

 

Nullo l’accertamento in assenza del rappresentante legale

Non essendo, al momento dell’accesso, presente alcun rappresentante legale della società oggetto di accertamento, l’accesso è da considerarsi effettuato in difformità dei principi di garanzia del contribuente e soprattutto in contrasto con l’art 14 della Costituzione che al comma 1, tra i diritti dei cittadini, prevede l’inviolabilità del domicilio.

Così la CTP di Firenze, Sez. V, sentenza n. 1020 del 17/10/2017.

Imposta di bollo: nessun rimborso se è stata pagata mediante contrassegno

“Non è ammesso il rimborso delle imposte pagate in modo ordinario o straordinario, salvo il caso in cui si tratti: a) di imposta assolta con bollo a su moduli divenuti inutilizzabili per sopravvenute disposizioni legislative o regolamentari; b) di imposta corrisposta, anche parzialmente, mediante visto per bollo”.

E’ quanto ha specificato l’Agenzia delle Entrate nella risoluzione n. 125 del 13 ottobre 2017.

IVA: sull’onere della società che ha ricevuto il servizio di provare i costi c.d. infragruppo

Cassazione civile sez. trib., 04/10/2017, n. 23164 – Cassa con rinvio, COMM. TRIB. REG. MILANO, 29/06/2009

Imposta valore aggiunto (Iva) – Soggetti passivi – Detrazioni – Servizi resi dalla capogruppo alle società affiliate – Esistenza ed inerenza dei costi – Onere della prova – A carico delle società affiliate contribuenti.

In tema di IVA, con specifico riguardo alla materia dei costi c.d. infragruppo (laddove la società capofila decida di fornire servizi o curare direttamente le attività di interesse comune alle società del gruppo, ripartendone i costi fra dì esse, al fine di coordinare le scelte operative delle imprese formalmente autonome e ridurre i costi di gestione attraverso economie di scala), l’onere della prova in ordine all’esistenza e all’inerenza di tali costi incombe sulle società che affermino di aver ricevuto il servizio, occorrendo, affinché il corrispettivo riconosciuto alla capogruppo sia deducibile ai fini delle imposte dirette e I’IVA contestualmente assolta sia detraibile, che queste ultime traggano dal servizio remunerato un’effettiva utilità obiettivamente determinabile e adeguatamente documentata.


Fonti Normative

Il raddoppio dei termini non si applica all’Irap

La legge non prevede sanzioni penali relativamente all’Irap, da ciò ne discende che in relazione alla stessa non può operare la disciplina del raddoppio dei termini di accertamento quale applicabile ratione temporis.

Lo ha deciso la Cassazione con l’ordinanza n. 20435/2017 del 25 Agosto 2017.

Motivazioni

NON ESSENDO L’IRAP UN’IMPOSTA PER LA QUALE SIANO PREVISTE SANZIONI PENALI È INFATTI EVIDENTE CHE IN RELAZIONE ALLA STESSA NON PUÒ OPERARE LA DISCIPLINA DEL “RADDOPPIO DEI TERMINI” DI ACCERTAMENTO QUALE APPLICABILE RATIONE TEMPORIS.

Non è più configurabile il reato di dichiarazione infedele, in presenza di condotte puramente elusive ai fini fiscali

Cassazione penale sez. III, 21/04/2017, n. 38016

In tema di violazioni finanziarie, l’istituto dell’abuso del diritto di cui all’articolo 10-bis della legge 27 luglio 2000 n. 212, per effetto della modifica introdotta dal decreto legislativo 5 agosto 2015 n. 128, esclude la rilevanza penale delle condotte a esso riconducibili e ha ormai applicazione solo residuale rispetto alle disposizioni concernenti comportamenti fraudolenti, simulatori o comunque finalizzati alla creazione e all’utilizzo di documentazione falsa di cui al decreto legislativo 10 marzo 2000 n. 74, cosicché esso non viene mai in rilievo quando i fatti in contestazione integrino le fattispecie penali connotate da tali elementi costitutivi.

Ne consegue, pertanto, che non è più configurabile il reato di dichiarazione infedele, in presenza di condotte puramente elusive ai fini fiscali, in quanto l’articolo 10-bis citato, esclude che operazioni esistenti e volute, anche se prive di sostanza economica e tali da realizzare vantaggi fiscali indebiti, possano integrare condotte penalmente rilevanti (nella specie, la Corte, pur annullando senza rinvio per intervenuta prescrizione la sentenza di condanna per il reato di cui all’articolo 4 del decreto legislativo n. 74 del 2000, ha ritenuto motivatamente esclusa la configurabilità dell’abuso del diritto, avendo il giudice spiegato come si fosse in presenza di comportamenti “simulatori” preordinati alla immutatio veri del contenuto della dichiarazione dei redditi, per la comprovata esistenza di una falsità ideologica interessante il contenuto della dichiarazione e avente come obiettivo principale l’occultamento totale o parziale della base imponibile).


Fonti Normative


SENTENZA

 

Cassazione penale, sez. 3, 21.04.2017, n. 38016

 

Redditi fondiari

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Reddito da locazione di immobile

Accordo di riduzione del canone – Efficacia retroattiva – Non sussiste.

In tema di imposte dirette, il canone di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello abitativo deve essere sempre dichiarato, atteso che esso concorre alla formazione del reddito, ancorché non percepito. Consegue che gli accordi intervenuti tra le parti, volti a ridurre il canone originariamente pattuito, sono opponibili ai terzi e all’Amministrazione finanziaria esclusivamente dalla data di registrazione dell’accordo medesimo, a partire dalla quale quest’ultimo acquisisce certezza giuridica ai sensi dell’art. 2704 c.c.. (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. VI (Presidente: Cigna – Relatore: Dima). Sent. n. 1462 del 23 giugno 2015.).

Dichiarazione – Obbligo – Modalità alternative di pagamento del canone – Irrilevanza – Fattispecie.

In base al disposto dell’art. 26 del d.p.r. n. 917 del 1986, i redditi fon- diari concorrono alla formazione del reddito imponibile indipendente- mente dalla percezione, sicché, nel caso di locazione di immobili, sono irrilevanti le diverse modalità di adempimento dell’obbligo di corrispondere il canone che le parti abbiano concordato tra di loro (Con tale motivazione i giudici dell’appello hanno riformato la sentenza dei primi giudici che aveva ricondotto alla “inesistenza di reddito” la pattuizione intervenuta tra le parti secondo la quale il conduttore restava esonerato per tre anni dal pagamento del canone, provvedendo tuttavia ad eseguire a sue spese opere di miglioria dell’immobile). (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. XIV (Presidente: Mangialardi – Relato- re: Gentile). Sent. n. 1784 del 1 settembre 2015).

 

Locazione – Corrispettivo – Prestazione patrimoniale diversa dal danaro – Tassabilità – Sussiste.

Il corrispettivo della locazione di un immobile, costituito anziché in una somma di danaro, da una prestazione avente ad oggetto beni o servizi, apprezzabile dal punto di vista patrimoniale, costituisce per il locatore reddito imponibile ai fini dell’irpef. (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. VII (Presidente: Lorusso – Relatore: Lancieri). Sent. n. 2302 del 9 novembre 2015.).

 

Immobile assoggettato ad espropriazione forzata – Canoni di locazione – Imponibilità – Non sussiste.

I canoni di locazione dell’immobile assoggettato ad espropriazione forzata civile non costituiscono reddito di fabbricati per il proprietario, in quanto il pignoramento si estende, ai sensi dell’art. 2912 c.c., ai frutti e alle rendite dell’immobile pignorato. (Comm. Trib. Prov. Bari, Sez. IV (Presidente: Tomasicchio – Relatore: Colagrande). Sent. n. 2225 del 17 giugno 2015).

 

Attività volta alla commercializzazione di prodotti agricoli – Legittimità – Regime del reddito agrario – Inapplicabilità.

L’applicazione del regime fiscale previsto dall’art. 32 (reddito agrario) del d.p.r. n. 917 del 1986 e del regime speciale dei produttori agricoli di cui all’art. 34 del d.p.r. n. 633 del 1972 presuppone che il soggetto contribuente operi come imprenditore agricolo (art. 2135 c.c.), sia cioè dedito alla coltivazione del fondo, ossia ad un’attività diretta alla cura e allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale, che comportino l’utilizzazione della terra. Laddove, invece, l’attività, secondo i dati in concreto accertati, si configuri di natura commerciale, fondatamente viene accertato un reddito di impresa ai sensi dell’art. 39, c. 2, del d.p.r. n. 600 del 1973. (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. I (Presidente: Leuci – Relatore: Samarelli). Sent. n. 2174 del 20 ottobre 2015.).

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Cessione di immobili – Contabilizzazione dei ricavi

Esercizio di competenza – Art. 109 del d.p.r. n. 917 del 1986 – Presenza di contratto di comodato tra le parti e pagamento dell’intero prezzo antecedente al rogito del trasferimento – Irrilevanza.

In materia di imposte dirette, l’art. 109, comma 2, lett. a), del tuir prevede che per i beni immobili, ai fini della determinazione dell’esercizio di competenza, i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti alla data di stipulazione dell’atto ovvero, se diverso e successivo, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo della proprietà. L’aver stipulato con l’impresa costruttrice un contratto di comodato dell’unità immobiliare ed aver corrisposto integralmente il prezzo in anni antecedenti alla stipula dell’atto pubblico di trasferimento dell’immobile risulta irrilevante ai fini dell’individuazione dell’esercizio di imputazione del ricavo, non potendo configurarsi, in tali circostanze, un preordinato comportamento omissivo ed abusivo al fine di eludere il fisco. (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. V (Presidente: Aiello – Relatore: Chiarolla). Sent. n. 969 del 5 maggio 2015.).

Soggetto subentrato al fallito nella gestione della stessa impresa individuale

Riporto delle perdite pregresse – Ammissibilità.

Intervenuto il concordato fallimentare, il figlio/erede dell’imprenditore fallito, che prosegua nella stessa attività d’impresa del de cuius è ammesso al riporto delle perdite residue, non ostandovi il disposto dell’art. 84, terzo comma, del tuir, la cui applicazione è limitata, dal precedente art. 8 dello stesso tuir, alle società in nome collettivo e in accomandita semplice. (Comm. Trib. Reg. Puglia, Sez. XIV (Presidente: Solimando – Relatore: Gentile). Sent. n. 524 del 12 marzo 2015.).

IMPOSTA VALORE AGGIUNTO (I.V.A.) – Soggetti passivi – detrazioni

Cassazione civile sez. trib., 18/07/2014, n.16480 – Rigetta, Comm. Trib. Reg. L’Aquila, 11/11/2008

IMPOSTA VALORE AGGIUNTO (I.V.A.) – Soggetti passivi – detrazioni – Servizi resi dalla capogruppo alle società affiliate – Esistenza ed inerenza dei costi – Onere della prova – A carico del contribuente.

In tema di IVA, qualora la società capofila, di un gruppo di imprese, al fine di coordinare le scelte operative delle aziende formalmente autonome e ridurre i costi di gestione attraverso economie di scala, fornisca servizi e curi direttamente le attività di interesse comune alle società del gruppo ripartendone i costi fra le affiliate, l’onere della prova in ordine all’esistenza ed all’inerenza dei costi sopportati incombe sulla società che affermi di aver ricevuto il servizio, occorrendo, affinché il corrispettivo riconosciuto alla capogruppo sia detraibile ai sensi dell’art. 19 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, che la controllata tragga dal servizio remunerato un’effettiva utilità e che quest’ultima sia obiettivamente determinabile ed adeguatamente documentata.

In senso conforme: Cass. civ., sez. trib., 21 dicembre 2009 n. 26851


Fonti Normative

DPR 26 ottobre 1972 n. 633, art. 19