Risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione dei redditi

La Corte di legittimità ha già espresso il principio secondo cui il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, comma 3 (in materia di tributi diretti), ed il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, comma 3 (in materia di IVA), prevedono l’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità soltanto nelle ipotesi in cui dai controlli automatici emerga “un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione” oppure dai controlli effettuati dall’Ufficio ai sensi del comma 2- bis (tesi a verificare il tempestivo versamento delle imposte prima della presentazione della dichiarazione) emerga “un’imposta o una maggiore imposta”, avendo la finalità di “evitare la reiterazione di errori e … consentire la regolarizzazione degli aspetti formali”.

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Al fine di individuare la parte alla quale siano imputabili in misura prevalente gli oneri processuali, il giudice di merito deve effettuare una valutazione discrezionale

Sotto il profilo della violazione di legge in materia di spese di lite, deve ricordarsi che la regolazione delle stesse può avvenire in base alla soccombenza integrale, che determina la condanna dell’unica parte soccombente al pagamento integrale di tali spese (art. 91 c.p.c.), ovvero in base alla reciproca parziale soccombenza, che si fonda sul principio di causalità degli oneri processuali e comporta la possibile compensazione totale o parziale di essi (art. 92, comma 2, c.p.c.).

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Sull’avvenuta interruzione del termine prescrizionale dei contributi oggetto della riscossione

La Corte d’appello di Bologna, ai sensi dell’art. 2953 cod. civ., ha correttamente indicato in quello decennale il termine di prescrizione dei crediti oggetto di decreto ingiuntivo non opposto e dichiarato esecutivo, ma ha indicato genericamente gli atti ai quali ha riconosciuto efficacia interruttiva del termine, in particolare, ha del tutto omesso di indicare la data e la consistenza della domanda di condono che indica essere intervenuta dopo la chiusura dell’esecuzione del 6 maggio 1995 e la notifica dell’atto di precetto del 3 agosto 2006 e che, oltre che aver formato oggetto di discussione tra le parti, assume rilievo centrale nella motivazione adottata giacchè, come rilevato dalla premessa in fatto dalla stessa sentenza, tale domanda risulta datata 2 giugno 1995.

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Non è possibile disporre o mantenere il sequestro funzionale all’ablazione

In tema di reati tributari, non è possibile disporre o mantenere il sequestro funzionale all’ablazione, in caso di annullamento della cartella esattoriale da parte della commissione tributaria, con sentenza anche non definitiva, e di relativo provvedimento di “sgravio” da parte dell’Amministrazione finanziaria (Cass., Sez. 3, n. 39187/15, Lombardi Stronati, Rv. 264789).

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In materia di cosiddetto termine lungo di impugnazione

In materia di cosiddetto termine lungo di impugnazione, l’art. 327 cod. proc. civ., come novellato dall’art. 46 della legge n. 69 del 2009 mediante riduzione del termine da un anno a sei mesi, si applica, ai sensi dell’art. 58 della medesima legge, ai giudizi instaurati, e non alle impugnazioni proposte, a decorrere dal 4 luglio 2009, essendo quindi ancora valido il termine annuale qualora l’atto introduttivo del giudizio di primo grado sia anteriore a quella data.

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Onere probatorio in caso di accertamenti su conti correnti bancari

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate si fondi su verifiche di conti correnti bancari, l’onere probatorio dell’Amministrazione si ritiene soddisfatto attraverso i dati e gli elementi risultanti dai predetti conti (art. 32 del D.P.R. n. 600 del 1973), determinandosi una inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

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IVA: ok della CGUE al metodo induttivo basato sugli studi di settore

La normativa nazionale che consente all’Amministrazione finanziaria, a fronte di gravi divergenze tra i redditi dichiarati e i redditi stimati sulla base di studi di settore, di ricorrere ad un metodo induttivo, basato sugli studi di settore stessi, è pienamente compatibile con la normativa dell’Unione europea (direttiva 2006/112/CE del Consiglio, del 28 novembre 2006 – Direttiva IVA). L’ufficio finanziario può quindi procedere, attraverso tale metodo, ad accertare il volume d’affari realizzato dal contribuente ed eseguire, di conseguenza, eventuale rettifica fiscale con imposizione di una maggiorazione dell’imposta sul valore aggiunto.

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