Distinzione fra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell’associato e contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili dell’impresa

In tema di distinzione fra contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell’associato —come disciplinata ratione temporis- e contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili dell’impresa, occorre riaffermare (richiamando da ultimo Cass. 28-04-2017, n. 10583, resa in relazione a fattispecie analoga), che la causa del primo è ravvisabile nello scambio tra l’apporto dell’associato all’impresa dell’associante ed il vantaggio economico che quest’ultimo si impegna a corrispondere all’associato medesimo. Leggi tutto

Cassazione civile, sez. lav., 10/02/2020, n. 3082

La Suprema Corte di cassazione con la sentenza n. 3082 del 10/02/2020 (v., fra le altre, Cass. 15 ottobre 2014, n. 21830, n . 9600/2018, n 9865/2019, n. 5757/2019) ha affermato che nella materia previdenziale, a differenza che in quella civile, il regime della prescrizione già maturata è sottratto alla disponibilità delle parti – ai sensi dell’art. 3, comma 9, legge n. 335 del 1995 – anche per le contribuzioni relative a periodi precedenti l’entrata in vigore della stessa legge (art. 3, comma 10, legge n.335 cit.) e con riferimento a qualsiasi forma di previdenza obbligatoria. Leggi tutto

Cassazione civile, sez. lav., 10.02.2020, n. 3063

Il ricorso in Cassazione è ammissibile quando i motivi consentono di evidenziare le doglianze relative all’interpretazione o all’applicazione delle norme di diritto appropriate alla fattispecie ed i profili attinenti alla ricostruzione del fatto (Cass. 23/04/2013, n. 9793), sì che ne rimane soddisfatto il requisito della chiarezza del ricorso per cassazione, imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4. Leggi tutto

Cassazione civile, sez. 6, 07.02.2020, n. 2906

La Corte di Cassazione con la sentenza n. 2906 del 7/02/2020 ha dato corretta attuazione al principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 23397 del 2016, secondo il quale «La scadenza del termine – pacificamente perentorio – per proporre opposizione a cartella di pagamento di cui all’art. 24, comma 5, del d.lgs. n. 46 del 1999, pur determinando la decadenza dalla possibilità di proporre impugnazione, produce soltanto l’effetto sostanziale della irretrattabilità del credito contributivo senza determinare anche la cd. “conversione” del termine di prescrizione breve (nella specie, quinquennale, secondo l’art. 3, commi 9 e 10, della I. n. 335 del 1995) in quello ordinario (decennale), ai sensi dell’art. 2953 c.c.. Leggi tutto

Cassazione civile, sez. lav., 06.02.2020, n. 2856

La Corte di Appello di Milano con la sentenza n. 639/2014, nel rigettare l’eccezione di prescrizione sollevata per la prima volta in sede di gravame, ha richiamato il principio di diritto affermato da Cass. n. 23270 del 2011, secondo la quale la norma dell’art. 345, comma 2°, c.p.c., si riferirebbe ad ogni eccezione non rilevabile d’ufficio, senza che possa distinguersi tra eccezioni in senso stretto, per le quali opererebbe il divieto di jus novorum in appello, ed altre eccezioni non rilevabili d’ufficio, per le quali detto divieto non opererebbe; che, tuttavia, in materia previdenziale, costituisce ius receptum il principio secondo cui il regime della prescrizione già maturata è differente rispetto a quello proprio della materia civile, essendo sottratto alla disponibilità delle parti e operando la prescrizione di diritto, con la conseguenza che ben può essa essere rilevata anche d’ufficio dal giudice (cfr. tra le numerose Cass. nn. 23116 del 2004, 27163 del 2008, 21830 del 2014). Leggi tutto

Cassazione civile, sez. 6, 06.02.2020, n. 2882

La giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, costantemente, afferma che: «la proposizione di censure prive di specifica attinenza al decisum della sentenza impugnata comporta l’inammissibilità del ricorso per mancanza di motivi che possono rientrare nel paradigma normativo di cui all’art. 366, comma 1, n. 4 c.p.c.» (ex plurimis, Cass. nr. 6587 del 2017; 20652 del 2009; nr. 17125 del 2007). Leggi tutto

Cassazione civile, sez. lav., 05.02.2020, n. 2716

Ove il giudice adito in opposizione a cartella esattoriale dichiari la propria incompetenza, indicando un termine per la riassunzione, la tempestiva esecuzione di tale adempimento davanti al giudice competente esclude qualsiasi decadenza dall’opposizione per mancata osservanza del termine di cui all’art. 24, d.lgs. n. 46/1999, dovendo aversi riguardo, per effetto della translatio iudicií, all’originario atto introduttivo del giudizio (cfr. per fattispecie analoghe Cass. nn. 22875 del 2010 e 30490 del 2019). Leggi tutto

Cassazione civile, sez. 6, 16/01/2020, n. 840

In tema di mancata applicazione del termine decennale di prescrizione in caso di cartella esattoriale divenuta definitiva perchè non impugnata, pur considerando la decisione assunta dalle Sezioni Unite di Corte di Cassazione, n. 23397/2016, il Concessionario della Riscossione ritiene che la prescrizione decennale non sia derivante dalla applicazione del disposto dell’art. 2953 c.c., in quanto pacificamente la cartella non opposta non è paragonabile alla sentenza passata in giudicato, come enunciato dalla richiamata decisione, ma dalla applicazione del termine ordinario di cui all’art. 2946 c.c. e delle specifiche disposizioni in materia tributaria quali gli artt. art. 17 del D.Igs n. 46/1999 e 19 e 20 D.Igs n.46/1999 in materia di azione di riscossione nelle ipotesi di avvenuto “discarico” dei ruoli. Leggi tutto