Tribunale civile di Roma, sez. lav., 16.07.2020, n. 4595

Neppure, ad avviso del giudicante, osta a tale declaratoria il fatto che l’opponente abbia fatto valere tale motivo direttamente dinanzi a questo giudice quale giudice del merito, anziché dinanzi al giudice dell’esecuzione già iniziata, come prescritto dall’art. 615, co.2, c.p.c..

Nell’opposizione all’esecuzione già iniziata in materia di previdenza obbligatoria la “competenza” del giudice dell’esecuzione ha carattere funzionalmente limitato alla fase sommaria dei provvedimenti interdittali, ad esito dei quali la causa va rimessa al giudice del lavoro (art. 618 bis, co.2, c.p.c.; Cass. 5312/1997,10121/2000, 11995/2002, 6882/2008, 3230/2010). Ove peraltro, come nella specie, non si pongano questioni di competenza per valore o territorio, non trattasi di competenza esterna, ma di ripartizione degli affari nel medesimo ufficio giudiziario. In buona sostanza, ritiene il giudicante che l’art. 615, co. 2 c.p.c. prevede che l’opposizione all’esecuzione già iniziata va proposta al giudice dell’esecuzione perchè solo questi può provvedere sulla sospensiva cui l’escusso ha normalmente interesse, e non pure perché non si possa proporre direttamente la causa di merito al giudice del lavoro competente. In ogni caso, non sembra che l’opposizione possa essere giudicata inammissibile per tal motivo, posto che l’adizione di giudice lato sensu “incompetente” non comporta mai tale conseguenza, ma la declaratoria di incompetenza con possibilità di riassunzione dinanzi al giudice competente ex art. 50 c.p.c. (se si tratta di competenza “esterna”), ovvero la trasmissione degli atti in Presidenza per l’assegnazione alla sezione competente (se si tratta, come nella specie, di competenza “interna”).


Sentenza n. 4595.20

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