Accertamento imposte dirette

Comm. trib. prov. Rimini, sez. II – Sentenza n. 171/02/12 del 20/09/2012 – Pres. Di Bisceglie G., Rel. Magalotti M.

A norma dell’art. 42 1° c. del DPR 600/73 gli avvisi di accertamento devono essere sottoscritti dal capo dell’ufficio o da altro impiegato della carriera direttiva da lui delegato per cui se, come nel caso di specie, gli atti risultano sottoscritti dal Capo Ufficio Controlli in luogo del Direttore Provinciale a ciò preposto occorre che il funzionario sia provvisto di una valida ed efficace delega, in mancanza della quale prova si ritiene non soddisfatto il requisito della valida sottoscrizione.

Riferimenti: Art. 42 DPR 600/73.

Accertamento

Comm. trib. prov. Parma, sez. VI – Sentenza n. 106/06/2012 depositata il 17/09/2012 – Pres. Ciccio G., Rel. Brancaccio F.S.

In tema di vendite cosiddette “in stock” di prodotti soggetti a veloce obsolescenza (come nel campo della moda) e in un’ottica di liquidazione della società è infondata ed inattendibile la rideterminazione dei valori di dette vendite effettuata dall’Ufficio sulla base del prezzo di costo originario delle merci cedute, come iscritto in bilancio dal contribuente.

Accertamento imposte dirette

Comm. trib. prov. Rimini, sez. II – Sentenza n. 152/02/12 del 09/08/2012 – Pres. Di Bisceglie G., Rel. Checchi M.

Il valore desunto dall’Osservatorio immobiliare (valori OMI), unitamente ad altri indizi (dichiarazioni verbali di terzi, prove giurate e simili) costituiscono indizi che possono rappresentare un elemento sufficientemente rafforzato da permettere l’effettuazione di un accertamento di tipo analitico-presuntivo, ossia costituire, grazie altri elementi di supporto e integrazione, presunzione “qualificata”, semplice, ossia “grave, precisa e concordante” ex art. 39 1° comma lett. d) secondo periodo del DPR 600/73.

Riferimenti: Art. 39 comma 1 lett. d) DPR 600/73; art. 9 comma 3 del TUIR – Art. 24 Legge 88/2009.

IMPOSTA REDDITO PERSONE FISICHE (I.R.P.E.F.) – Valutazione del reddito d’impresa – in genere

Cassazione civile sez. trib., 13/07/2012, n. 11949

Imposta reddito persone fisiche (Irpef) – Valutazione del reddito d’impresa – Criteri di valutazione – Operazioni con società estere infra – gruppo (cd.transfer pricing) – Valutazione in base al « valore normale »exart. 110 d.P.R. n. 917 del 1986 – Clausola antielusiva – Presupposti dell’elusione – Onere della prova in caso di rettifica di costi – Distribuzione – A carico dell’Amministrazione per lo scostamento tra il corrispettivo pattuito ed il valore normale dei beni o dei servizi – A carico del contribuente per l’esistenza e l’inerenza dei costi e per la verifica del valore normale dei beni e dei servizi e per la verifica del valore normale dei beni e dei servizi

In tema di imposte sul reddito, l’art. 110, comma 7, d.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917, nel prevedere che i componenti derivanti da operazioni con società non residenti nel territorio dello Stato, le quali direttamente o indirettamente controllano l’impresa o ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società controllante l’impresa nazionale, sono valutati in base al « valore normale » dei beni ceduti, dei servizi prestati e dei beni ricevuti, determinato ai sensi dell’art. 9 del medesimo d.P.R., fissa una clausola antielusiva finalizzata ad evitare trasferimenti di utili mediante l’applicazione di prezzi inferiori o superiori al valore dei beni scambiati, onde sottrarli all’imposizione fiscale in Italia a favore di tassazioni estere inferiori. Ne consegue che, in caso di rettifiche di costi, l’onere della prova grava sull’Amministrazione per quanto attiene allo scostamento tra il corrispettivo pattuito ed il valore normale dei beni o dei servizi scambiati, secondo le regole generali di cui all’art. 2697 c.c., e sul contribuente con riferimento all’esistenza e all’inerenza dei costi nonché ad ogni elemento che consenta all’ufficio di verificare il normale valore dei corrispettivi, in forza del principio di vicinanza della prova.


Fonti Normative

Accertamento imposte dirette e iva

Comm. trib. prov. Rimini, sez. II – Sentenza n. 111/02/12 del 11/06/2012 – Pres. Ferrari Acciaioli O., Rel. Magalotti M.

Il decreto all’autorizzazione all’accesso del Procuratore della Repubblica risulta adeguatamente motivato laddove vengano specificate le ragioni in fatto e in diritto che ne giustifichino l’adozione. In presenza di valido provvedimento autorizzatorio ne consegue che il materiale rinvenuto in seguito all’ispezione effettuata possa essere utilizzato ai fini della determinazione dei ricavi non contabilizzati, costituendo valido documento indiziario dotato dei requisiti di gravità precisione e concordanza richiesti dalla legge.

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Ripresa a tassazione di redditi di capitale

Comm. trib. reg. Emilia-Romagna, Bologna – sez. XVIII – Sentenza n. 34/18/12 depositata il 18/05/2012 – Pres. Sinisi N., Rel. Torsello B.

Qualora sia accertata la presenza di proventi in nero, in alcuni casi la personalità giuridica delle società di capitali non rappresenta uno schermo invalicabile, potendo l’Amministrazione Finanziaria estendere anche ai soci gli effetti di un accertamento in capo alla società. In tale caso non sussiste solo il fenomeno di trasparenza dello schermo societario, ma anche quello di esonero dell’onere probatorio ordinariamente gravante sull’Amministrazione, essendo sufficiente evidenziare le condizioni per reputare verosimile un accordo tra i soci volto alla nascosta distribuzione di utili al fine di consentire l’azione di recupero anche a carico dei soci, azione che si sarebbe potuta realizzare solo una volta dimostrata l’esistenza di una pattuizione seguita dall’effettivo incasso delle somme.

Contabilità in nero risultante da appunti personali dell’imprenditore

Comm. trib. prov. Rimini, sez. I – Sentenza n. 122/01/2012 depositata il 26/04/2012 – Pres. Ferrari Acciaioli O., e Rel. Casoli S.

L’acquisizione della contabilità in nero siccome risultante da appunti  personali ed informali dell’imprenditore integra presunzione grave, precisa e concordante idonea a legittimare la ricostruzione analiticoinduttiva del reddito e del volume di affari d’impresa con inversione dell’onere della prova in capo al contribuente, dovendosi ricomprendere nel novero delle scritture contabili disciplinate dall’art. 2709 e seguenti del c.c. ogni documento che annoti, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresenti la situazione patrimoniale dell’imprenditore e la situazione economica dell’attività da questi svolta.

Riferimenti: Art. 2709 e seg. c.c.; Cass. Sent. 1987/2006; Cass. Sent. 19598/2003; Cass. Sent. 25610/2006.

ACCERTAMENTO ANALITICO/INDUTTIVO – INDUTTIVO

Comm. trib. prov. Rimini, sez. I – Sentenza n. 57/01/2012 depositata il 18/01/2012 – Pres. Mariotti C., Rel. De Cono M.

Non costituisce presunzione grave, precisa e concordante valevole a supportare la rettifica ex art. 39, comma 1, lettera d), DPR 600/73, il mero scostamento del valore di cessione di un fabbricato dal valore OMI in assenza di ulteriori indizi od altre prove, conformemente, anche, alla previsione della Legge comunitaria 2008.

Riferimenti: Art. 39, comma 1, lettera d), DPR 600/73; Legge Comunitaria 2008.

L’esecuzione forzata e i beni del debitore

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, i termini di costituzione dell’opponente e dell’opposto sono automaticamente ridotti alla metà per il solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, quindi non soltanto nel caso di effettiva assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello ordinario. Infatti, il dimezzamento dei termini di comparizione è un effetto legale della proposizione dell’opposizione e non dipende affatto dalla volontà dell’opponente di assegnare un termine inferiore a quello previsto dall’art. 163 bis c.p.c. Pertanto, la tardiva costituzione dell’opponente va equiparata alla sua mancata costituzione e comporta l’improcedibilità dell’opposizione. (Fonte: Massimario.it – 33/2010. Cfr. nota di Adriana Capozzoli, nota di Paolo Maresca e nota su Altalex Mese – Schede di Giurisprudenza) – Cassazione Civile S.U. 9 settembre 2010 n. 19246

Procedimento civile – fatto non contestato – esplicita o implicita ammissione della controparte

Affinchè un fatto allegato da una parte possa considerarsi pacifico sì da essere posto a base della decisione, ancorchè non provato, non è sufficiente la mancata contestazione, non sussistendo nel nostro ordinamento processuale un principio che vincoli alla contestazione specifica di ogni situazione di fatto dichiarata dalla controparte, occorrendo invece che esso sia esplicitamente ammesso dalla controparte, ovvero che questa pur non contestandolo in modo specifico, abbia impostato il proprio sistema difensivo su circostanze o argomentazioni logicamente incompatibili con il suo disconoscimento (sentenza 27/5/2009 n. 12214). Peraltro, non sussistendo per la parte un onere di contestazione specifica di ogni fatto dedotto ex adverso, la mera mancata contestazione in quanto tale non può avere automaticamente l’effetto di prova (sentenza 16/6/2006 n. 13958). Inoltre i fatti allegati da una delle parti vanno considerati “pacifici” – e quindi possono essere posti a fondamento della decisione – quando siano stati esplicitamente ammessi dalla controparte oppure quando questa pur non avendoli espressamente contestati abbia tuttavia assunto una posizione difensiva assolutamente incompatibile con la loro negazione, così implicitamente ammettendone l’esistenza (sentenza 14/3/1996 n. 5488). – Cassazione Civile Sez. II 29 aprile 2010 n. 10285